Presidente James E. Faust
Secondo consigliere della Prima Presidenza
Vi prometto, mie care giovani sorelle, che se osservate le norme della dignità personale esposte nel programma delle Giovani Donne, grande sarà la vostra felicità e infinita la vostra gioia.
Per me è una gioia trovarmi in presenza di tutte voi, giovani, delle vostre dirigenti e di tutte le altre donne. Questa sera siamo particolarmente onorati dalla presenza del presidente Gordon B. Hinckley, del presidente Thomas S. Monson e delle altre Autorità generali. Lodo la sorella Nadauld, la sorella Thomas e la sorella Larsen per gli ottimi discorsi che hanno tenuto. Il canto di questo coro di Giovani Donne è stato davvero stupendo. Siamo grati alle sorelle che hanno partecipato a fare la videocassetta e alle centinaia di giovani che hanno scritto alla presidenza generale delle Giovani Donne riguardo a come possono stare come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni luogo.
Le molte Api e Damigelle presenti qui con noi questa sera mi ricordano un piccolo aneddoto scritto da una sorella che si preparava a partecipare a un'attività delle Giovani Donne. Ella disse: «Mia figlia, di cinque anni, mi ha chiesto quante arnie possedevo. Con qualche sforzo conclusi che parlava delle Api. Contai le giovani Api presenti e glielo dissi. Ella aveva fatto un aeroplano di carta per ogni giovane donna e cominciò a contare per vedere se ne aveva a sufficienza.
Quando ebbe finito, le avanzavano ancora alcuni aeroplani di carta. Dopo un attimo di esitazione ella chiese: Quante Damigelle avete?»1
Molti anni fa, al tempo del presidente Heber J. Grant, la Prima Presidenza scrisse: «Il vero spirito della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni assegna alla donna il più alto posto di onore nella vita umana. Per mantenere e meritare questa alta dignità ella deve possedere le virtù che hanno sempre suscitato e sempre susciteranno il rispetto e l'amore dell'umanità poiché una bella donna casta è la perfetta opera di Dio».2 Per occupare questo alto posto d'onore, è necessario che le giovani assolvano il compito di stare come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni luogo.
Tra le più grandi benedizioni di cui l'umanità può godere c'è quella, destinata alle donne rette, di «occupare il posto d'onore più alto nella vita umana» e di essere «la perfetta opera di Dio». Mi piace sentir dire a mia moglie Ruth e alle mie figlie: «Sono felice di essere una donna». Questo mi dice che esse hanno una chiara idea del loro destino divino. Spero che voi troverete gioia nella vostra condizione di donne durante tutti i giorni della vostra vita.
Mentre guardiamo al futuro, è interessante guardare anche al passato. Nel 1916 ogni giovane donna da quattordici anni in su era un'Ape fino a quando entrava a far parte della Società di Soccorso. Non vi erano né Damigelle né Laurette. Un'Ape aveva la possibilità di soddisfare 374 requisiti per guadagnarsi il suo riconoscimento individuale. Alcuni di questi requisiti erano:
1. «Curare con successo un'arnia per una stagione e conoscere le abitudini delle api». Oggi sarebbe un impegno davvero difficile non essere punte!
2. «Percorrere in un periodo di sei giorni quaranta chilometri con le racchette da neve». Questo oggi sarebbe difficile da fare in Florida.
3. «Durante due settimane tenere la casa libera dalle mosche o uccidere almeno venticinque mosche al giorno».
4. «Senza aiuto né consiglio, accudire un tiro di cavalli, attaccarlo almeno cinque volte e guidarlo per ottanta chilometri durante una stagione». Una volta, quand'ero ragazzo, mentre lo attaccavo al calesse, un cavallo posò uno zoccolo sul mio piede nudo.
L'ultimo requisito che voglio menzionare è: «Liberare dalle erbacce duemila metri quadrati di terreno».3 Ho lavorato per liberare il terreno dalle erbacce. È un lavoro noioso, faticoso e difficile, ma dopo c'è la gioia di bruciarle, e mi piace l'odore del fumo.
Nel 1916 le difficoltà della vita presentavano elementi completamente diversi da quelli odierni, come ad esempio uccidere le mosche, liberare il terreno dalle erbacce e imparare ad attaccare i cavalli. Oggi le necessità materiali si soddisfano molto più facilmente: si schiaccia un interruttore per accendere o spegnere la luce, si regola il termostato per avere la temperatura desiderata. Le apparecchiature moderne ci concedono più tempo libero per dedicarci alle cose dello Spirito, a servire il prossimo. Ma l'elemento fondamentale che deve essere sempre presente nella vita delle giovani donne rette è il servizio del prossimo. Il ruolo divino che impone loro di avere carità aiuta le giovani ad ottenere «il più alto posto d'onore nella vita umana». Si può cominciare a servire il prossimo a qualsiasi età. Spesso l'aiuto più grande che possiamo dare è quello dato a un singolo individuo. Non è necessario operare su grande scala, e il più nobile aiuto è quello dato nell'ambito della famiglia.
Ho riletto gli attuali requisiti del programma di progresso personale. Si tratta di norme elevate che rivelano la guida ispirata che voi giovani sorelle ricevete dalle vostre dirigenti della Chiesa. Vi prometto, mie care giovani sorelle, che se osservate le norme della dignità personale esposte nel programma delle Giovani Donne, grande sarà la vostra felicità e infinita la vostra gioia.
Nel film «My Fair Lady» il professor Higgins fa questa domanda: «Perché una donna non è più simile a un uomo?» Quale terribile errore sarebbe se lo fosse! Le occasioni che voi giovani sorelle avete nel mondo di oggi sono innumerevoli. Il riconoscimento delle grandi capacità insite nella donna è stato lento a venire. La rivista Woman's Exponent del 1872 riferisce che alcuni, che vorrebbero migliorare la condizione della donna, «propongono teorie talmente reazionarie e violente che metterebbero la donna in opposizione all'uomo e che prevedono per lei un'esistenza separata e contraria. Per dimostrare quanto indipendente la donna dovrebbe essere, propongono di farle adottare gli aspetti più riprovevoli del carattere che gli uomini possiedono e che le donne dovrebbero evitare, o almeno migliorare invece di copiare».4
Mi chiedo se voi sorelle vi rendete pienamente conto della qualità dei vostri doni e talenti e della vostra capacità di raggiungere il più alto posto d'onore nella Chiesa e nel mondo. Uno dei doni che possedete, dono unico, prezioso e sublime, è la vostra femminilità accompagnata dalla grazia naturale, dalla bontà e dalla divinità. Femminilità non significa soltanto rossetto, pettinatura ricercata e vestiti alla moda. È l'ornamento divino dell'umanità. Trova espressione nella vostra capacità di amare, nella vostra spiritualità, delicatezza, radiosità, sensibilità, creatività, fascino, grazia, gentilezza, dignità e forza interiore. Si manifesta in modo diverso in ogni ragazza o donna, ma ognuna di voi la possiede. La femminilità è parte della vostra bellezza interiore.
Uno dei vostri particolari doni è la vostra intuizione femminile. Non ponetevi dei limiti. Se cercate di conoscere la volontà del nostro Padre celeste e diventate più spirituali, diventerete anche molto più attraenti, direi irresistibili. Potete usare il vostro sorriso per rallegrare coloro che amate e tutti coloro che incontrate e per diffondere una grande gioia. La femminilità fa parte della divinità che Dio ha infuso in ognuna di voi. È il vostro incomparabile potere di fare il bene e la vostra grande influenza benefica. Grazie ai vostri doni divini potete migliorare la vita dei bambini, delle donne e degli uomini. Siate orgogliose della vostra femminilità. Usatela per servire gli altri.
Purtroppo nella società odierna vediamo tristi esempi di femminilità. Quando passiamo da un canale all'altro della televisione per trovare un programma edificante, vediamo donne che praticano il pugilato e la lotta. Crediamo che le donne del nostro tempo debbano essere forti, ma non in questo senso. A mio avviso queste attività sminuiscono la nobiltà della donna. Le giovani devono essere forti nella rettitudine e, per citare il vostro tema, «stare come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni cosa e in ogni luogo».5
Consentitemi di parlare di una giovane che ha dimostrato una straordinaria capacità di affrontare una grande tragedia. Il 17 aprile 1999 un grosso furgone urtò contro la fiancata dell'automobile su cui viaggiava la sedicenne Emily Jensen. La ragazza riportò gravi ferite e subì, tra l'altro, la frattura del cranio. Rimase in coma per tre mesi, poi dovette rimanere in ospedale per altri sei. Dovette imparare di nuovo a fare ogni cosa, come se fosse tornata a nascere. Sarebbe stato facile rinunciare; ma il verbo rinunciare non fa parte del vocabolario di Emily. Ella continua incessantemente a sottoporsi alle terapie di riabilitazione sia fisica che mentale, e ogni giorno percorre di corsa una distanza equivalente alla maratona: quarantadue chilometri. La sua fede, il suo coraggio e la sua perseveranza hanno rafforzato e stimolato molti altri pazienti dell'ospedale.
Emily sta ancora sforzandosi di riacquistare la capacità di parlare. Ma anche se ancora non parla bene, non teme di chiedere a infermiere, tecnici e terapisti: «Sei mormone?» Se rispondono «No», ella dice, sia pure a fatica e balbettando: «Dovresti esserlo. Leggi il Libro di Mormon». Emily ha dettato a sua madre quello che ella avrebbe voluto scrivere su cinque copie del Libro di Mormon, che poi ha donato a un medico, a tre terapisti e a un tecnico prima di lasciare l'ospedale.
Emily voleva molto bene a una terapista che era diventata completamente inattiva nella Chiesa. Esse pregavano insieme nella stanza di ospedale di Emily. Con parole che erano difficili da capire, ma con uno spirito chiaro e forte, Emily disse alla terapista che doveva ritornare nella Chiesa. La terapista in seguito scrisse a Emily: «Voglio ringraziarti infinitamente per il Libro di Mormon che mi hai donato. Ho pianto quando ho letto quello che avevi scritto. So che un giorno amerò questo libro tanto quanto lo ami tu».
Emily ha vissuto un momento felice nella sua scuola media, quella di Skyline, a Salt Lake City. Il corpo studentesco l'ha scelta come reginetta del ballo annuale della scuola per dare un riconoscimento al suo straordinario coraggio e per dimostrare il grande rispetto che essi nutrono per lei. I suoi compagni di classe si sono alzati e l'hanno applaudita mentre ella camminava con difficoltà per raggiungere il palcoscenico dell'auditorio affollato di studenti, appoggiandosi al braccio del presidente del corpo studentesco. Anche se continua ad andare all'ospedale ogni giorno per le terapie necessarie, la vita di Emily è ben definita dalla sua identità spirituale, dalla sua bontà, dalla sua gentilezza verso gli altri e dalla sua forte testimonianza.6
Ci chiediamo quali saranno i requisiti per il riconoscimento del programma di progresso personale nell'anno 2016. Si spera che i valori, le norme delle Giovani Donne si concentreranno sempre più sulla spiritualità e sul servizio del prossimo. In futuro, come in passato, le donne troveranno felicità e soddisfazione assecondando i più profondi sentimenti della loro anima. Come disse Ralph Waldo Emerson: «Quello che abbiamo alle spalle e quello che ci sta davanti sono ben poca cosa in confronto a quello che sta in noi». Avremo tutti tanta pace nel cuore e saremo consapevoli della nostra vera identità se, come dice Tevye ne Il violinista sul tetto, sappiamo «chi siamo e come Dio si aspetta che siamo».
Voi giovani donne dovete avere degli obiettivi personali oltre a quelli, che sono eccellenti, del programma delle Giovani Donne. Questi obiettivi, tra gli altri, possono comprendere una buona istruzione e un addestramento professionale. Una giovane madre, alla quale voglio molto bene, recentemente ha detto a un gruppo di Giovani Donne che i loro obiettivi devono coincidere con le gioie della femminilità. Ma, ella ha detto, gli obiettivi non devono essere tanto rigidi e immutabili da non consentirci di ascoltare i suggerimenti dello Spirito. Tenete il cuore e la mente aperti per conoscere la superiore volontà del Signore per quanto vi riguarda.
Stare come testimoni significa molte cose. Comprende il modo in cui agiamo, il modo in cui parliamo e il modo in cui vestiamo. Quando pensate a un giovane come compagno, farete bene a seguire il consiglio impartito alcuni anni fa dal presidente David O. McKay: «Egli non deve mai cercare di approfittare di voi. Se mostra l'inclinazione a usarvi come oggetto o come mezzo di gratificazione, allora state pure sicure che egli non è spinto dall'amore».7 È cosa del tutto naturale che i giovani e le giovani provino attrazione reciproca, ma questa attrazione deve esprimersi nelle maniere indicate da Dio, anziché con mezzi di dubbio gusto come un abbigliamento immodesto. Le attrattive che Dio ci ha dato sono caratteristiche innate, come ad esempio fascino, bellezza, dignità e bontà.
Quando dei giovani forti, detentori del sacerdozio, vedono una ragazza vestita in modo indecente, non desiderano frequentarla poiché le sue norme non sono coerenti con la loro prospettiva eterna. La mancanza di modestia nelle donne vanifica l'immagine della femminilità. È causa di imbarazzo e infine porta alla perdita del rispetto di sé. È assai poco probabile che una donna di questo genere riesca ad attirare l'attenzione di un giovane degno e onesto che desidera sposare una brava giovane nel tempio. Voi giovani donne forse avete difficoltà nell'acquistare un vestito da ballo che risponda ai requisiti della modestia. Consentitemi di suggerirvi di cucirlo da sole. Forse avrete bisogno di aiuto, ma molto aiuto è disponibile.
Mie care giovani sorelle, il vostro futuro è splendido. Può superare i vostri sogni e le vostre aspettative. Non tutto quello che accade nella vostra vita seguirà i piani che avete fatto o sarà come avete sperato. Ma se vivete in modo da conoscere la volontà del Signore, troverete pace nella vostra anima e grande felicità. Sarete tra coloro che godono del «più alto posto di onore nella vita umana».
Prego che il Signore benedica ognuna di voi affinché possa arrivare a conoscere il proprio valore e capire perché «una bella donna casta è la perfetta opera di Dio». Nel nome di Gesù Cristo. Amen.
NOTE
1. Traci Lane, Moscow, Idaho, «On the Bright Side», Church News, 30 gennaio 1999.
2. Improvement Era, maggio 1935, 276.
3. Martha A. Tingey, Hand Book for the Bee-Hive Girls of the Y.L.M.I.A. (1916), 3646.
4. Woman's Exponent, vol. 1, No. 4, pag. 29.
5. Mosia 18:9.
6. Lettera di Terri F. Jensen, 14 febbraio, 2000.
7. David O. McKay, Gospel Ideals, (1953), 45960.