Spingere indietro il mondo
Anziano Dallin H. Oaks
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli
con sorella Kristen M. Oaks
Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti • 4 novembre 2007 • Istituto di religione di Pocatello
Io e sorella Oaks siamo felici di essere qui a Pocatello, nell’Istituto di Pocatello Idaho, per tenere una trasmissione che andrà in molti posti del mondo. A beneficio del pubblico lontano voglio dire quale vasto gruppo di giovani adulti abbiamo nella zona di Pocatello, che conta circa 10.000 giovani di cui 7.000 sono studenti della Idaho State University il cui presidente, Arthur Vailes, è qui con noi stasera insieme alla moglie. In totale gli iscritti della Idaho State sono circa 14.000 quindi gli studenti Santi degli Ultimi Giorni sono circa il 50%. È una considerevole comunità di Santi degli Ultimi Giorni nell’Idaho sud-orientale e ci sentiamo particolarmente benedetti ad essere qui per questa trasmissione del CES.
Uscite di coppia anziché bighellonaggio di gruppo
Quando nel maggio 2005 intervenni alla riunione del CES, parlai di uscire in coppia e bighellonare. Quel discorso stimolò molte reazioni, sicché oggi vorrei ritoccare un po’ l’argomento, prima di passare al tema principale.
Vi farò un riassunto di quanto già dissi, a beneficio di coloro che non l’hanno sentito e per rinfrescare la memoria degli altri.
Primo, mi sono unito a coloro che si preoccupano per la tendenza di molti ultraventenni a posporre la responsabilità di sposarsi e di dare inizio alla vita familiare.
Secondo, ho riferito che accorti osservatori affermano che gli appuntamenti romantici sono quasi scomparsi dai campus universitari e in generale tra i giovani adulti. Ciò è stato rimpiazzato da qualcosa definito «bighellonare». Ho definito bighellonare e uscire insieme a beneficio di chi non ha inteso i termini. In una lettera pervenutami dopo il discorso, che penso provenisse da una donna che vive qui nell’Idaho, ho trovato una definizione nuova e migliore. Bighellonare significa «essere frivoli in gruppo».
Terzo, ho parlato del motivo per cui uscire in coppia è diventato difficile e impopolare.
Ho dato poi il seguente consiglio, che cito da quel discorso:
«Uomini, se siete tornati dalla missione e seguite ancora gli schemi che vi erano stati consigliati prima di compiere sedici anni, è tempo di crescere: raccogliete il coraggio e cercate qualcuno con cui fare coppia. Iniziate uscendo con una varietà di ragazze e, al termine di quella fase, passate al corteggiamento. È tempo di sposarsi. È ciò che il Signore intende per i Suoi figli giovani adulti. Gli uomini prendono l’iniziativa e dovrebbero continuare a farlo. Se non sapete che cosa sia un appuntamento, forse questa definizione vi aiuterà. L’ho sentita da una nipote diciottenne. Un appuntamento deve superare l’esame delle tre p: (1) programmare, (2) pagare e (3) per coppia.
Giovani donne, non bighellonate troppo e incoraggiate appuntamenti semplici, poco costosi e frequenti. Non offrite facilmente ai ragazzi l’occasione di ritrovarsi in gruppo, dove voi portate il cibo. Non sostenete i fannulloni. Un’attività di gruppo occasionale va bene, ma quando vedete uomini che fanno di questi incontri la principale interazione col sesso opposto, penso che dovreste chiudere la dispensa e serrare la porta.
Nel farlo, appendete un cartello alla porta: «Aperta ad appuntamenti individuali», o qualcosa del genere. Ragazze… se vogliamo persuadere un ragazzo a chiederci appuntamenti più frequenti, dobbiamo stabilire la reciproca aspettativa che uscire insieme non implica un impegno continuo…
Miei giovani amici non sposati, vi consigliamo di seguire lo schema degli appuntamenti col sesso opposto, che hanno il potenziale di maturare nel matrimonio, non limitatevi a bighellonare con la prospettiva di formare squadre sportive come nel football. Il matrimonio non è un’attività di gruppo, almeno finché non arriva una posterità numerosa» (Dedicare tutta la vita, [riunione al caminetto del CES per i giovani adulti, 1 maggio 2005], 5–6).
Fine delle citazioni del mio discorso di due anni e mezzo fa.
Che cosa è accaduto dopo? Ho ricevuto alcune lettere di ringraziamento, per lo più da donne. Molte mi hanno scritto: «Ha capito il punto della situazione!» Alcune hanno affermato ciò che s’intende con «la situazione deplorevole degli appuntamenti romantici… nella scena generale dei single». Qualche uomo si è lamentato che le donne li avevano rigettati quando avevano chiesto loro di uscire o che erano queste che non erano disposte a «buttarsi» nella vita familiare.
In una lettera c’era scritto che «molti giovani adulti della Chiesa sono frustrati per la cultura del bighellonare… ma si sentono impotenti nel cercare di riformare da soli l’intero sistema». Questa donna mi ha ringraziato per aver posto su ognuno di noi quello che ha definito «il dovere di agire individualmente», aggiungendo che aveva trovato modi per «scoraggiare il bighellonare e incoraggiare, invece, una cultura di appuntamenti romantici». Come esempio di questo fatto, in un’altra lettera (una delle mie preferite) c’era una fotografia di un cartello posto sulla porta dell’appartamento: C’era scritto: «Aperta ad appuntamenti individuali!»
Un’altra donna raccontava che la sorella aveva sposato un uomo che aveva incontrato bighellonando. Non erano usciti molto insieme, così nessuno di loro due aveva imparato a uscire in coppia in un ambito sociale. Ora il matrimonio è in difficoltà, perché ognuno di loro continua a bighellonare, lui con gli amici, lei con le amiche.
Il tempo m’impedisce di vedere altre lettere, se non ancora una, perché probabilmente rappresenta esperienze molto comuni. Questa lettera mi è arrivata un anno dopo il discorso. È stata firmata da una coppia che mi ha ringraziato del loro matrimonio felice. Raccontavano che entrambi erano stati studenti di scuole superiori e amici in un rione di single. Egli le chiese se volesse uscire per divertirsi e per conoscersi meglio. Dopo averci pensato su per qualche giorno, ella gli rispose che la proposta non le interessava.
Trascorsero alcuni mesi, quindi il mio discorso li stimolò. Hanno scritto: «Nel discorso, fece notare che ‹un modo per rendere [gli appuntamenti] semplici è evitare di considerare la cosa molto seriamente. Se vogliamo persuadere un ragazzo a chiederci appuntamenti più frequenti, dobbiamo stabilire la reciproca aspettativa che uscire insieme non implica un impegno continuo›.
Subito dopo la riunione, [ella] si avvicinò a [lui] e chiese se poteva parlargli. Gli disse che aveva riconsiderato l’idea di uscire insieme e che se lui fosse stato ancora interessato, avrebbero potuto provare. «Avevamo ancora molte cose da imparare l’uno dell’altro, apportando molti cambiamenti. Il maggio seguente ci sposammo nel Tempio di Washington D.C. Quei consigli chiari e diretti ci hanno aiutato a capire che gli appuntamenti erano l’opportunità di conoscerci meglio e non un immediato impegno a una relazione a lungo termine o al matrimonio». Giusto!
Come ho già detto: «Appuntamenti semplici e frequenti consentono agli uomini e alle donne di conoscersi e di valutare ampiamente le prospettive. I vecchi appuntamenti erano un modo eccellente per conoscere una persona dell’altro sesso. Incoraggiavano la conversazione. Permettevano di vedere come trattate e venite trattati in una situazione a tu per tu. Davano la possibilità di imparare come iniziare e mantenere un rapporto maturo. Questo non succede bighellonando» (Dedicare tutta la vita, 5).
Ora vorrei presentarvi la mia compagna che è venuta con me: mia moglie, Kristen.
Sorella Kristen M. Oaks
Buona sera. Sono molto felice che l’anziano Oaks mi consideri ancora la sua compagna di appuntamenti. Ragazze, sperate nelle cause eterne, e lo stesso vale per i ragazzi. Vi vogliamo bene e siamo molto felici di essere con questa nuova generazione nobile e grande della Chiesa. Voi siete il futuro e siete magnifici. Davanti a voi c’è molta gioia e molta bellezza.
Sappiamo anche che essere soli rappresenta difficoltà particolari: decisioni sull’istruzione, il matrimonio e come dedicarsi alla famiglia e alla religione. Stasera vorrei esprimere quattro cose che sento nel mio cuore: (1) la vostra capacità di rafforzare la vostra casa e la vostra famiglia, (2) la vostra capacità di rafforzarvi e sostenervi a vicenda, (3) il periodo che trascorrete nei rioni di single o di casa e (4) decidere chi frequentare.
Primo: il Signore fa affidamento su di voi perché Lo aiutiate nell’esaltazione della vostra famiglia eterna. La sorella Mary N. Cook ha trattato questo argomento alla conferenza di ottobre 2007. Affermò: «Tutte le famiglie hanno bisogno di essere rafforzate, da quelle ideali a quelle con più problemi. Tale rafforzamento può venire da voi» («Rafforzare la casa e la famiglia», Liahona, novembre 2007, 11).
Voglio attestare che ciò che ha detto è vero. La vostra energia, il vostro entusiasmo ed esempio hanno tale effetto sulla vostra famiglia; anche se avviene tramite lettere o telefonate. I giovani non sposati nella mia famiglia sono deliziosi e la loro devozione, impegno, senso dell’umorismo e fede sono un collante che tiene unita la nostra famiglia. Cito sorella Cook: «L’esempio della vostra vita retta rafforzerà la vostra famiglia» (Liahona, novembre 2007, 11). Voi siete importanti e potete cambiare le cose.
Secondo, essere buoni gli uni con gli altri. Abbiamo tutti disperato bisogno di parole di incoraggiamento. Tali parole possono uscire dalle vostre labbra. Cominciate subito a usarle e saranno una benedizione eterna.
Fratelli, parlo a voi. Non abbiate mai paura di edificare coloro che vi circondano. Ciò che direte sarà ricordato a lungo. L’anziano Oaks scrisse nell’annuario delle scuole superiori alcune parole di lode riferite a una giovane che da adulta diventò presidentessa di un’organizzazione ausiliaria generale della Chiesa. Più di cinquant’anni dopo, ella usò quelle parole nella sua biografia.
Tutti abbiamo bisogno di incoraggiamento. Sorelle, voi siete circondate da tanti giovani belli, buoni e retti. (Me ne sono rammentata quando la scorsa settimana sono andata allo sportello della banca accessibile dall’automobile e ho visto due nobili detentori del sacerdozio nel monitor della sicurezza). Sorelle, le vostre parole di incoraggiamento e la vostra capacità di vedere il potenziale e la bontà negli altri, specialmente negli uomini che vi circondano, porteranno molti benefici. Noi cresciamo e prosperiamo quando siamo lodati e valorizzati. Parole gentili e sincere sono un dono che fate a voi stessi e agli altri e che continueranno ad esserlo nel vostro matrimonio.
Terzo, molti di voi appartengono a rioni di single. Non c’è una chiesa separata per i single. Possono esserci rioni o rami o classi per i single, ma facciamo tutti parte della stessa Chiesa. Può esserci molta gioia nel frequentare un rione di single: attività, feste, progetti di servizio e guida spirituale. Sono opportunità per legarvi ad altre persone con interessi ed età simili e per stringere nuove amicizie. Tuttavia, in questo contesto di possibili compagni futuri e un breve lasso di tempo a disposizione, alcuni concentrano tutte le loro energie in una ricerca forsennata del coniuge. Invece di godersi questo periodo in cui incontrare altre persone in situazioni simili, essi sono ossessionati dalla paura che il matrimonio stia loro sfuggendo. Sono frustrati e preoccupati per la loro condizione di single.
Siete nel fiore della giovinezza, senza rughe, con tanto tempo a disposizione e un mondo di opportunità davanti a voi. Volete prendere decisioni che hanno valore; ma a volte questo sembra molto difficile. Perché è tanto difficile?
L’anziano Jeffrey R. Holland ha trattato questo problema parlando ai missionari riguardo le loro difficoltà sul campo di missione. Ha parlato del prezzo che dobbiamo pagare per tornare al Padre celeste. Il suo consiglio si applica a chiunque stia lottando per conoscere e servire Dio. Molti dei missionari a cui si è rivolto erano frustrati, perché avevano poco successo e si chiedevano se valeva la pena di svolgere la missione. La loro domanda era: «Perché è così difficile? Perché non va meglio? Perché non riusciamo ad avere successo più rapidamente? Perché più persone non si uniscono alla Chiesa? È la verità… dobbiamo credere nei miracoli. Perché la gente non si accalca semplicemente per venire in Chiesa?... Perché non è più facile?»
L’anziano Holland ha risposto: «Spesso ci ho pensato. Questi sono i miei sentimenti personali. Non è dottrina della Chiesa… Sono convinto che il lavoro missionario non sia semplice perché è la salvezza che non può essere guadagnata a poco prezzo». (E io aggiungerei che l’esperienza universitaria, o l’esperienza di vita a questa età, non è semplice perché non può essere guadagnata a poco prezzo). «La salvezza non fu mai semplice. Siamo la Chiesa di Gesù Cristo, questa è la verità. Egli è il nostro grande ed eterno Capo. Come possiamo credere… che sarà semplice per noi quando non lo fu per Lui, nemmeno per un istante?» Come possiamo rendere una testimonianza toccante e durevole dell’Espiazione se non abbiamo mai conosciuto o provato tale esperienza? Come membri e missionari siamo fieri di affermare che siamo discepoli di Cristo—e lo siamo. Ma, badate a ciò che dico, questo significa che dobbiamo essere preparati a percorrere parte del cammino che Egli ha percorso, a provare un po’ del dolore che Egli ha provato e talvolta… a versare alcune delle Sue lacrime di contrizione» (The Atonement [discorso tenuto al seminario per i nuovi presidenti di missione, 26 giugno 2007], 8).
La salvezza non può essere guadagnata a poco prezzo, e dovremmo ricordarlo. Non lasciate mai che le difficoltà si frappongano fra voi e la vostra fedeltà al Padre celeste. Non lasciate mai che un’offesa o una sfida vi impediscano di prendere il Sacramento e vi conducano alla debolezza spirituale e magari alla morte spirituale. Perseverate e ricordate ciò che sapete essere vero.
Quarto, la decisione di chi frequentare. Io e l’anziano Oaks sappiamo molto bene cosa significa essere membri single di questa Chiesa. Lui è stato vedovo per due anni e io sono stata sola per più di cinquant’anni. (Sembrava un record mondiale!) Sappiamo che cos’è la solitudine e come ci si sente a piangere di notte finché il cuscino non è fradicio.
Spesso ultimamente ci hanno posto la stessa domanda. È qualcosa del tipo: «Non ho nessuno da frequentare, che cosa dovrei fare? Che cosa suggerite?» Una sorella single espresse a un’amica di essere stanca di aspettare il matrimonio, di essere stanca di essere sola, di cercare di mantenersi da sola, stanca di prendere tutte le decisioni e di aspettare i suoi sogni. L’attesa non la stava portando da nessuna parte. Lei voleva tutte cose giuste. Voleva essere moglie, madre, e avere una famiglia, ma nella sua disperazione ha seguito vie sbagliate. Ha deciso di raggiungere l’obiettivo con un uomo che non aveva i suoi stessi valori. Poteva trattarsi di qualsiasi uomo, sorelle. Scoprì troppo tardi che quel compromesso le portò solo profondo dolore, disprezzo di sé e disperazione. Scoprì troppo tardi che l’attesa nel Signore le avrebbe dato ben maggiore pace e felicità personale.
Ripeto la domanda: «Sembra non esservi nessuno che posso frequentare, che cosa dovrei fare?» Stasera chiedo a voi di rispondere a questa domanda.
Che cosa desiderate per voi stessi, il vostro futuro coniuge e la vostra famiglia? Viviamo nella più grande delle dispensazioni e dovremmo sapere personalmente perché è tanto meravigliosa e che cosa speriamo di realizzare. Stasera vi chiedo di scrivere a voi stessi una lettera, che solo voi leggerete. Una lettera per la vostra futura persona e famiglia e figli che desiderate avere. Una lettera che risponda alle domande e descriva i desideri del vostro cuore. Quando sapete chi siete, che cosa volete e che cosa state cercando, lo troverete.
Volete che i vostri figli futuri sappiano che hanno un Padre celeste che li ama ed è interessato alla loro vita e si prenderà cura di loro? Un Padre celeste che risponderà alle loro preghiere? Un Padre celeste che si cura di ogni loro respiro e anche del numero di capelli sul loro capo? Un Padre celeste che veglia su di loro quando partono al mattino e ritornano la sera e quando prendono decisioni giuste e sbagliate?
Volete un compagno che stringa alleanze eterne con il Padre celeste? Alleanze cui rimanere leali e fedeli e che siano al vostro fianco quando la vita è difficile? Una volta ricevetti una benedizione che diceva: «Se non puoi sopportare le difficoltà di essere single, non sarai in grado di sopportare la pressione della vita coniugale». Attesto che questo è vero. Il Signore vi rafforzerà e vi solleverà.
Volete che il vostro futuro coniuge e i vostri figli conoscano il loro Salvatore e Redentore Gesù Cristo, che patì «pene e afflizioni e tentazioni di ogni specie; e ciò affinché si possa adempiere la parola che dice: egli prenderà su di sé le pene e le malattie [e la depressione e la tristezza] del suo popolo?» (Alma 7:11). Volete questo o volete ritrovarvi da soli?
Volete che la vostra famiglia sia unita nella testimonianza di Joseph Smith e del Libro di Mormon e senta il grande potere che questa testimonianza può portare alla vostra famiglia? Sapete fermamente di appartenere alla vera chiesa di Cristo sulla terra e che avete pieno accesso alle benedizioni della vita eterna e della felicità? Amate e sostenete il presidente Gordon B. Hinckley quale profeta di Dio sulla terra?
Stasera, o in un momento opportuno, scrivete una lettera a voi stessi. Scrivete ai vostri futuri affetti e fate loro conoscere che cosa volete dal matrimonio. Gli standard che stabilite per voi stessi, il modo in cui vi vestite e le persone che frequentate, e l’affettuosa bontà che volete per loro. Fate questo e tutte le vostre domande troveranno risposta da sole. Il potere è in voi. Voi conoscete le risposte e volete essere eternamente felici, sereni e sicuri. Le risposte sono in voi.
Vi voglio tanto bene. Sono molto grata di essere un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Voglio farvi sapere che so che questa Chiesa è vera e che è un faro sicuro in un mondo oscuro. E dico questo nel nome di Gesù Cristo. Amen.
Spingere indietro il mondo
Grazie, Kristen. Prima di passare al discorso che ho preparato, vorrei solo dire quanto mi sento benedetto ad aver sposato la detentrice di un record mondiale. Passiamo ora all’argomento principale.
È un momento difficile per i giovani. Ogni giorno siamo assaliti da grandi preoccupazioni: il riscaldamento globale, guerre e rumori di guerra, siccità, possibili pandemie e recessioni. Le città costiere si preoccupano del livello crescente del mare, che porterà le maree fino alla soglia di casa o persino dentro. Per quanto tutto ciò sia grave, mi preoccupo di più per le maree emergenti del male nel mondo che ci circonda.
Noto questi problemi in adempimento degli insegnamenti profetici di padre Lehi: ci deve essere «un’opposizione in tutte le cose» (2 Nefi 2:11). Nel mezzo di tutte queste difficoltà, faremmo bene a confidare nelle promesse grandiose del Signore. Egli ci ha insegnato che non ci chiede nulla senza preparare una via affinché possiamo compierlo (vedere 1 Nefi 3:7). Ci ha mostrato che, anche se potrebbe non rispondere immediatamente alla preghiere di soccorso dalle difficoltà, ci rafforzerà in modo che possiamo portare i fardelli posti su di noi (vedere Mosia 24:14–15). Inoltre, ci ha insegnato: «Se siete preparati, voi non temerete» (DeA 38:30).
Siamo circondati dal male, presente nella letteratura, nella musica, negli intrattenimenti, nei film, nei filmati, in Internet, nelle scuole e nella piazza del mercato. Non riusciamo a cambiare le influenze malvagie che inevitabilmente incombono su di noi e sulla nostra famiglia, tuttavia possiamo accrescere il potere che abbiamo per affrontarlo. Dobbiamo cercare di ritagliare la nostra isola di serenità e di rafforzare le barriere contro le forze che ci assediano nei nostri luoghi protetti. In breve, dovremmo spingere indietro il mondo.
Quest’idea di spingere indietro il mondo non suggerisce che sosteniamo una rivoluzione, che ci allontaniamo dai vicini, oppure che ci rendiamo odiosi alle persone con cui veniamo in contatto. Implica soltanto che entro i limiti delle nostre risorse di tempo e d’influenza dovremmo prendere posizione, facendola conoscere agli altri, cercando di persuaderli che è buona, almeno secondo noi.
Come esempio di ciò che intendo con spingere indietro, vorrei raccontarvi un’esperienza personale che non ho mai raccontato prima in pubblico. Accadde più di cinquant’anni fa. Ero un sergente della guardia nazionale dello Utah, avevo ventuno anni e avevo studiato per diventare ufficiale, tenente d’artiglieria. Avevo già tutti i requisiti, tranne uno: dovevo superare una visita medica.
Mi presentai in un presidio medico militare. Fui esaminato da personale di riserva, proprio come me, il che forse spiega ciò che mi capitò. Un caporale mi fece una visita oculistica. Mi mostrò una dozzina di pagine coperte da diversi punti colorati e mi chiese che numero vedevo nei punti di ogni pagina. Dopo la prova, chiuse il libro con un movimento deciso, poi mi disse: «Sergente, lei non potrà mai diventare un ufficiale, perché è daltonico».
Rimasi stupito. Non sapevo di essere daltonico.
Mi sentii deluso e un po’ insultato. Decisi che se io, sergente, non ero in grado di superare le visite mediche per diventare ufficiale, non sarei stato mandato via da un caporale, che aveva un grado inferiore al mio. Chiesi di parlare con il capitano, che era un medico seduto alla scrivania dall’altra parte della stanza. Spinsi indietro il sistema e insistetti a tal punto che il caporale, con riluttanza, mi accompagnò dal capitano.
«Qual è il problema?», mi chiese il dottore. Gli spiegai la faccenda ed egli prese il libro dei punti colorati dalle mani del caporale e, con mio sollievo, mi fece il test. Dopo avergli detto tutti i numeri che vedevo nei punti colorati, ci parlò francamente. «Sergente, ha superato la prova. Caporale, lei è daltonico».
Fu così che mi qualificai per diventare un tenente della guardia nazionale dello Utah, e questo mi spalancò altre porte che mi portarono a fare esperienze importanti. Ci sono volte in cui hai bisogno di spingere indietro.
Viviamo certamente in tempi pericolosi e abbiamo molti motivi per preoccuparci. Ciò nonostante, in questi giorni, come in molti tempi duri del passato, i giovani dovrebbero spingersi innanzi con ottimismo e prepararsi a una vita lunga e produttiva. Sposatevi. Fate figli. Studiate. Abbiate fede.
Nel suo recente libro, Finding Peace, Happiness, and Joy, l’anziano Richard G. Scott ha scritto un capitolo intitolato «To Live Well Amid Increasing Evil» [Vivere bene tra il male crescente]. Cito da questo capitolo:
«Avete una scelta: potete torcervi le mani e farvi travolgere dalla preoccupazione per il futuro, oppure scegliere di mettere in pratica i consigli del Signore per vivere in pace e felicità in un mondo inondato dal male. Se preferite concentrarvi sul lato oscuro, non potrete che vedere il male…
Guardiamo ora all’aspetto positivo. Nonostante le sacche di malvagità, il mondo nel suo complesso è maestosamente bello, pieno di tante persone buone e sincere. Dio ha fornito un modo di vivere in questo mondo senza essere contaminati dalle pressioni degradanti che gli agenti del male diffondono in esso» ([2007], 172–173).
Tutte queste cose sono possibili se abbiamo fede, ossia se confidiamo nel Signore. Confidate nel Suo piano. Confidate nelle benedizioni che promette. Confidate nei Suoi dirigenti, che non vi faranno smarrire.
Che cosa dovremmo fare la domenica
Una delle maniere più efficaci in cui possiamo spingerci innanzi con fede spingendo indietro il mondo è osservare la santità del giorno del Signore in modo adeguato. Questo giorno di culto e di riposo dalle fatiche mondane è un’ancora stabilita da Dio da impiegare nelle tempeste della vita. Se osservato debitamente, aiuterà noi e i nostri cari a sviluppare la forza spirituale necessaria a fronteggiare le tentazioni e a rimanere immacolati dal mondo (vedere DeA 59:9). L’utilizzo corretto del giorno di riposo intensificherà la nostra luce di fede e speranza nelle tenebre sempre più cupe della malvagità.
Mi rendo conto che la maggior parte dei sermoni sulla domenica s’incentrano su ciò che non dovremmo fare. Questo non vuole essere il mio messaggio, bensì vorrei dedicare la maggior parte del discorso a ciò che dovremmo fare.
Ci è comandato di «osservare il giorno del riposo per santificarlo» (vedere DeA 68:29). La domenica è un momento sacro dedicato al rinnovamento spirituale e fisico; a prendere il sacramento; a preparare e celebrare le ordinanze; ad apprendere e a insegnare le dottrine e i principi evangelici; a favorire l’unità familiare; a rendere servizio; a trascorrere rettamente del tempo con altre persone.
Riguardo alla domenica, siamo molto diversi dalla maggior parte della gente del mondo. Viviamo in un’epoca in cui la maggior parte delle persone non attribuisce un’importanza sacra alla domenica. È diventato un giorno da dedicare al benessere materiale, al piacere e alla convenienza personale. È il giorno delle grandi spese settimanali. È un momento per andare in spiaggia, in barca o fare altre attività ricreative. È il giorno preferito per praticare sport, giocare a palla, guardare rodeo, o altro.
Conosciamo tutti l’origine del giorno del Signore. In sei giorni il Signore creò la terra e tutte le cose che sono in essa, ma il settimo giorno riposò. Egli benedisse il giorno del riposo e lo santificò (vedere Esodo 20:11). Egli comandò: «Lavora sei giorni e fa’ in essi ogni opera tua», ma il settimo giorno «non fare in esso lavoro alcuno», neppure i nostri parenti o dipendenti (vv. 9–10). Dovremmo «ricordare» questo giorno «per santificarlo» (v. 8).
Il giorno di riposo era un segno dell’alleanza di Dio con Israele. Parlando tramite il profeta Ezechiele, l’Eterno dichiarò di aver dato a Israele le Sue leggi (comandamenti; vedere Ezechiele 20:11), e aggiunse: «Diedi pur loro i miei sabati perché servissero di segno fra me e loro, perché conoscessero che io sono l’Eterno che li santifico» (v. 12). «Santificate i miei sabati» dice il Signore «e siano essi un segno fra me e voi» (v. 20).
C’era uno scopo in questo segno e comandamento, e c’erano benedizioni che dipendevano dalla sua osservanza. Mediante il profeta Mosè, il Signore dichiarò che se Israele avesse osservato i sabati e i comandamenti, Egli avrebbe reso la loro terra fertile e sicura (vedere Levitico 26:2–6). Promise: «Io farò che la pace regni nel paese» (v. 6).
Nuovamente, nell’epoca moderna il Signore ha comandato che la domenica riposassimo dal lavoro e che rendessimo le nostre devozioni all’Altissimo e che in questo giorno non facessimo nient’altro (vedere DeA 59:10, 13).
Se osserviamo i comandamenti del Creatore, ci qualifichiamo a ricevere le benedizioni che ci ha promesso. Colui che ci creò conosce quale modello comportamentale ci consentirà di raggiungere la nostra massima prestazione fisica e spirituale; ci ha dato comandamenti che hanno lo scopo di guidarci in questo comportamento.
Qualche anno fa ho comprato una macchina nuova. Era una meraviglia tecnologica, robusta e complessa. Ovviamente richiedeva regolarmente carburante e un po’ di manutenzione periodica, in modo da funzionare sempre al meglio. Per illustrare questi punti fondamentali, il produttore aveva fornito un manuale d’utilizzo. Il Creatore ha fatto lo stesso per il nostro corpo spirituale e fisico. La Parola di Saggezza è questa guida, come pure il giorno del Signore.
Il Creatore ci ha detto che la vitalità fisica e la crescita spirituale sarà migliore se lavoriamo sei giorni e riposiamo il settimo. Le carovane dei pionieri mormoni seguirono questo comandamento. Da molte fonti sappiamo che viaggiavano sei giorni e riposavano il settimo. Per i pionieri mormoni la domenica non solo era un momento di riposo, ma anche un momento di rinnovamento spirituale. Questa pratica giovò loro molto. La tradizione indica che i pionieri che percorrevano le praterie sei giorni la settimana arrivavano a destinazione prima di quelli che viaggiavano sette giorni. Non solo: lungo la via riportavano meno usura dei materiali, rotture, morti e perdita di animali.
Similmente, il corpo fisico non può prosperare senza i nutrimenti che il Creatore ha previsto per noi. Ad esempio, se non assumiamo calcio, le conseguenze non sono immediatamente visibili, ma con il tempo la macchina miracolosa del nostro corpo si guasta per mancanza di questo elemento vitale. Lo stesso vale per la vitalità spirituale di cui abbiamo bisogno per sostenerci nel cammino verso la vita eterna. Se non facciamo in modo di ricevere il nutrimento spirituale di cui abbiamo bisogno, lo spirito si striminzirà e ci arresteremo nel viaggio verso la nostra destinazione eterna.
Anche il modo di vestire è importante nel culto e per rivendicare le benedizioni relative all’osservanza del giorno di riposo. Negli ultimi anni abbiamo osservato una grande deterioramento nella dignità e nell’adeguatezza del modo in cui i membri della Chiesa, soprattutto i giovani, si vestono quando vengono a adorare nei nostri edifici atti allo scopo. Dovremmo assicurarci di vestire a modo quando veniamo a adorare e a prendere il sacramento.
La domenica, per «rendere le tue devozioni all’Altissimo» (DeA 59:10), dovremmo frequentare il nostro rione. Frequentate il rione dove è il vostro certificato di appartenenza, dove pagate la decima e dove vi rivolgete per ottenere una raccomandazione per il tempio. Andare in altri rioni dovrebbe essere un’eccezione rara. Giovani adulti, soprattutto i ragazzi, non passate da un rione a un altro, senza avere un incarico di Chiesa. Molti lo fanno, cercando forse di giustificarsi con la ricerca di una compagna eterna. Certamente ci sono raduni sociali appropriati dedicati ai giovani della Chiesa, e noi facciamo di tutto per incoraggiarli, tuttavia la motivazione primaria che ci spinge alle riunioni domenicali non dovrebbe essere quella di partecipare a un evento sociale. Il giorno del Signore è un momento per prendere il sacramento, per rendere servizio, per avere un rapporto con il vescovo, che è il giudice comune del Signore, che dovrete incontrare per ottenere una raccomandazione per il tempio.
Non mettetevi nella posizione del giovane che recentemente ha chiesto un appuntamento urgente al vescovo, perché voleva sposarsi al tempio la settimana successiva. Il vescovo gli rispose: «Chi sei? Ho il tuo cartellino d’appartenenza, conosco i tuoi genitori, ma non ti ho visto da quando sei ritornato dalla missione. Non ho registrato pagamenti di decima. So che non hai servito il Signore in un incarico. Non posso rilasciarti una raccomandazione. Ritorna nel tuo rione. Servi qui e paga qui la decima. Lascia che il vescovo senta il tuo spirito. Poi, tra qualche mese, possiamo riparlare della raccomandazione».
Quando il matrimonio al tempio non venne celebrato secondo programma, fu dura per tutti, soprattutto per il vescovo, il quale però aveva ragione.
Nel trattare questo argomento, vorrei fare una richiesta a ogni giovane che mi ascolta. Le persone che nella Chiesa portano il fardello maggiore sono i vescovi. Vi prego con tutto il cuore di non fare nulla che aggravi il loro carico pesante. Ovviamente, andate dal vescovo per una raccomandazione, ma non rimandate di farvela rilasciare o di richiedere un’approvazione ecclesiastica sino a quando non vi trasferite in un nuovo rione, rivolgendovi al nuovo vescovo all’ultimo minuto. Se lo fate, quest’ultimo deve rintracciare il vostro precedente vescovo per controllare la vostra dignità, e per questo potranno volerci giorni, occupando molto del suo tempo. Non fate che la vostra procrastinazione o la mancanza di programmazione sovraccarichi un vescovo già carico.
Il giorno del riposo è differente
Al principio ho spiegato che non avrei parlato di ciò che non dovremmo fare la domenica. Vorrei concentrarmi sulle cose positive che dovremmo fare per qualificarci alle benedizioni promesse a coloro che osservano la santità del giorno del riposo. I nostri sforzi iniziano considerando la domenica un giorno fondamentalmente diverso.
Il presidente Spencer W. Kimball disse: «[La domenica] è un giorno per adorare ed esprimere la nostra gratitudine al Signore. È un giorno in cui dobbiamo rinunciare ad ogni interesse mondano e lodare umilmente il Signore, poiché l’umiltà è il principio dell’esaltazione» (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Spencer W. Kimball, [2006], 185).
Anni dopo, quando l’anziano Kimball era già diventato il presidente della Chiesa, la Prima Presidenza stabilì il programma unificato di tre ore di riunioni che seguiamo ancor ora. Questo programma, essi spiegarono, pose sul singolo e sulle famiglie la responsabilità di osservare debitamente il giorno del Signore. La Prima Presidenza osservò che ci sarebbe stato più tempo «per lo studio personale delle Scritture e per lo studio familiare del Vangelo. Altre attività adatte alla domenica, come rafforzare i legami familiari, andare a trovare i malati e coloro che non possono uscire di casa, rendere servizio, scrivere la storia personale e familiare, svolgere lavoro genealogico e missionario vanno attentamente programmate ed espletate» (Lettera della Prima Presidenza, 1 febbraio 1980).
Quest’anno i quorum del Sacerdozio di Melchisedec e della Società di Soccorso stanno studiando gli insegnamenti del presidente Spencer W. Kimball. Nel capitolo intitolato «La domenica: una delizia», leggiamo: «Nel giorno del Signore dobbiamo compiere cose meritevoli e sante; l’astinenza dal lavoro e dalla ricreazione è importante ma non sufficiente. La domenica ci invita a pensieri e ad azioni positive: la persona che va bighellonando per la casa e per il giardino senza fare nulla viola la santità di questo giorno» (Insegnamenti, 184; vedere anche Ensign, gennaio 1978, 4).
Il comandamento invita ad agire in maniera costruttiva. C’è, inoltre, un comandamento per gli altri sei giorni: «Lavora sei giorni e fa’ in essi ogni opera tua» (Esodo 20:9). Sfaccendati, prendete nota!
Prendere il sacramento è probabilmente la cosa più importante dell’osservanza del giorno di riposo. Il sacramento è un’ordinanza della Chiesa, alla quale ci è comandato di partecipare ogni domenica (vedere DeA 59:9–10). Quando stringiamo e osserviamo le alleanze di quest’ordinanza, ci è promesso che possiamo «avere sempre con [noi] il suo Spirito» (DeA 20:77).
Perché è importante avere sempre con noi il Suo Spirito? La missione dello Spirito Santo è rendere testimonianza del Padre e del Figlio e guidarci alla verità. Questa testimonianza è assolutamente vitale per la nostra testimonianza personale. Non possiamo ottenere una testimonianza del Padre, che è l’autore del piano di salvezza, e del Figlio, che è il nostro Salvatore, salvo che abbiamo una testimonianza dello Spirito Santo. Tutti i membri hanno il dono dello Spirito Santo, ma prendere degnamente e in maniera appropriata il sacramento ogni domenica è indispensabile per conservare una forte testimonianza. Solo tramite questo rinnovamento delle alleanze battesimali possiamo avere sempre con noi il Suo Spirito.
Lo Spirito Santo, inoltre, ha il compito di riportarci alla memoria le cose e di condurci alla verità. Questa rivelazione personale è per noi basilare per essere avvertiti del pericolo e guidati a vivere in armonia con il Signore, e ci aiuta a divenire ciò che Egli desidera che diventiamo.
Per tutti questi motivi, la partecipazione settimanale alla riunione sacramentale e prendere in maniera degna e corretta il sacramento sono fondamentali per la nostra vita religiosa quotidiana.
Vi racconterò un’esperienza personale che ha influenzato il mio modo di considerare il giorno del Signore. Più di cinquant’anni fa, quando studiavo giurisprudenza, ero in un piccolo gruppo di studio con un giovane che era ebreo ortodosso. Un venerdì pomeriggio mi disse di dover andare a prendere il treno, per arrivare a casa a nord di Chicago prima che il giorno di riposo cominciasse al tramonto. Lo accompagnai a piedi, proseguendo lungo la via la discussione sui nostri studi.
Quando ci avvicinammo alla stazione, la nostra conversazione si volse al giorno di riposo. Gli dissi che lo ammiravo per la fedele osservanza del giorno del Signore, raccontandogli che anche io non avevo mai studiato in quel giorno speciale. Egli aggiunse: «Oh, io studio durante il giorno del Signore, ma non è mai tanto efficace come gli altri giorni, perché non posso usare la matita per sottolineare». Mi spiegò che la matita era uno strumento e che il giorno del riposo non gli era consentito usare uno strumento.
Ho spesso riflettuto sul contrasto tra la nostra osservanza del giorno di riposo. Egli aveva regole su ciò che poteva o non poteva fare. Io stavo cercando di seguire alcuni principi. Io credevo di dover lavorare sodo sei giorni, ossia studiare legge, e che la domenica dovevo pertanto astenermi dal lavoro di studente.
Affinché non pensiate che stia criticando il mio amico e il suo approccio al giorno del Signore, devo aggiungere che quando ho conosciuto meglio come gli ebrei ortodossi osservano il giorno del Signore, sono giunto alla conclusione che le loro pratiche sono, sotto molti aspetti, superiori alle mie e a quelle di molti Santi degli Ultimi Giorni. Per loro il giorno del riposo è un momento da dedicare esclusivamente a ricordare il Signore, a adorarLo, a gioire delle benedizioni che riversa sul Suo popolo. Il giorno del Signore è assai sacro. Le famiglie si ritrovano. Possono recarsi alla sinagoga, «altrimenti il giorno del Signore è dedicato completamente a trascorrere tempo come famiglia, a cenare insieme, a studiare le Scritture». I genitori invocano benedizioni sui figli. Inoltre, «qualsiasi attività che possa dividere la famiglia, o altrimenti limitare la pace del giorno… non è svolta durante il giorno del Signore» (Jeffrey R. Chadwick, «The Jewish Sabbath» [appunti non pubblicati, 2007], 2–3).
«Chiam[a] il sabato una delizia»
Noi sicuramente abbiamo meno regole degli ebrei ortodossi, ma mi chiedo se siamo alla loro altezza per quanto riguarda la fedele osservanza degli scopi del giorno del Signore. Quando ho riflettuto sulle mie pratiche domenicali, nell’osservanza ritengo di aver fatto meglio in ciò che non ho fatto rispetto a ciò che ho fatto. Come molti, non sono stato molto bravo ad applicare gli insegnamenti scritturali di fare cose che renderebbero il giorno del Signore quello che il profeta Isaia definì «una delizia, e venerabile ciò ch’è sacro all’Eterno» (Isaia 58:13).
Lo leggiamo in Isaia capitolo 58:
«Se tu trattieni il piè per non violare il sabato facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami il sabato una delizia, e venerabile ciò ch’è sacro all’Eterno, e se onori quel giorno anziché seguir le tue vie e fare i tuoi affari e discuter le tue cause,
allora troverai la tua delizia nell’Eterno; io ti farò passare in cocchio sulle alture del paese, ti nutrirò della eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca dell’Eterno ha parlato» (Isaia 58:13–14).
Che cosa possono fare le persone e le famiglie per rendere il giorno del Signore una «delizia»? Che cosa possiamo fare per accrescere la fede in Gesù Cristo e rafforzare le famiglie mediante l’osservanza del giorno di riposo?
Quattordici anni fa la Prima Presidenza pubblicò una dichiarazione che esortava calorosamente tutti i santi a «riservare questo giorno sacro ad attività che non siano del mondo ma, piuttosto, dedicarlo allo spirito di culto, ringraziamento, servizio e a quelle attività familiari adatte alla santità della domenica» («First Presidency Statement on the Sabbath», Ensign, gennaio 1993, 80).
Dovremmo trascorrere il giorno del Signore al rinnovamento spirituale. Come insegnò il presidente Kimball, dovremmo «misurare ogni attività del giorno del Signore con il metro dell’adorazione» (Insegnamenti, 191). Egli spiegò: «In ebraico il termine Sabbath significa riposo. Definisce calma, tranquillità, pace di mente e di spirito. È il giorno in cui dobbiamo liberarci degli interessi personali e delle attività che assorbono la nostra mente e il nostro fisico» (Insegnamenti, 184).
Egli sostenne, inoltre, un’attività di particolare interesse per questo gruppo: «È… un giorno in cui i giovani si possono corteggiare nella maniera corretta» (Insegnamenti, 186). Sottolineo maniera corretta.
Il giorno del riposo è anche un momento per unire e per rafforzare i legami familiari, che sono il cuore del Vangelo. Il presidente Kimball dichiarò: «Dedicate veramente [la domenica] alle vostre famiglie per conversare insieme, studiare le Scritture, fare visita ad amici e parenti, agli ammalati e alle persone sole. Le ore del pomeriggio della domenica sono anche un’ottima occasione per lavorare ai vostri diari e alla vostra genealogia» (Insegnamenti, 184).
Il presidente Joseph F. Smith insegnò un principio importante sulla famiglia e sul giorno del Signore. Oltre a partecipare alle riunioni ecclesiastiche, disse: «Vorrei tanto avere il privilegio di sedermi a casa con la famiglia e parlare con ogni singolo componente, per giungere a conoscerlo meglio. Nel giorno del Signore, vorrei dedicare tutto il tempo possibile a questo scopo: conoscere i miei figli, rimanere loro vicino, studiare le Scritture, pensare a qualcosa che non sia soltanto divertimento, scherzi, risate e allegria, e cose come queste» (James R. Clark, Messages of the First Presidency of The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, 6 voll. [1965–75], 5:17–18).
Mi appello a voi giovani adulti, sposati o single, affinché rendiate il giorno del Signore un momento di unità familiare. Non disperdetevi in attività di divertimento che vi separano dalla famiglia. Adorate, studiate, conversate e gioite insieme. Rendete il giorno del Signore «una delizia, e venerabile ciò che è sacro all’Eterno». «Allora», come promise Isaia, «troverai la tua delizia nell’Eterno; io ti farò passare in cocchio sulle alture del paese, ti nutrirò della eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca dell’Eterno ha parlato» (Isaia 58:13–14).
Miei cari fratelli e sorelle, questa è la Chiesa di Gesù Cristo. Noi siamo figli di genitori celesti. Siamo stati messi su questa terra per uno scopo e tale scopo ci riconduce a quei rapporti familiari eterni di cui abbiamo parlato. Nella vita o nell’eternità, ciascuna delle benedizioni scelte del nostro Padre celeste sarà nostra se osserveremo i Suoi comandamenti, e uno dei Suoi comandamenti è quello di onorare il giorno del riposo; quando lo facciamo, operiamo meglio sia fisicamente che spiritualmente, e procediamo più prontamente sul cammino che conduce alla vita eterna che Dio, nostro Padre eterno, ci ha comunicato essere «il dono più grande fra tutti i doni di Dio» (DeA 14:7). Attesto la veridicità di queste cose e invoco le Sue benedizioni su di voi, miei nobili giovani amici, nel nome di Gesù Cristo. Amen.
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